Foto arresto barbara croce



Foto arresto barbara croce

L’interrogativo è d’obbligo. La vicenda esplode il 9 febbraio 2015, sono passati ormai oltre 3 anni,  quando le super firme de La Repubblica Attilio Bolzoni e Francesco Viviano danno notizia di un avviso di garanzia, con l’ipotesi di reato nientemeno che per concorso esterno in associazione mafiosa, al delegato per la legalità di Confindustria, allora presidente di Confindustria Sicilia (lascerà solo questa carica affidandola al suo fedelissimo Giuseppe Catanzaro), Unioncamere Sicilia e Reteimprese (tanto per citarne solo alcune) Antonello Montante, ritenuto tra gli uomini più potenti di Sicilia, deus ex machina neanche troppo occulto del governo Crocetta, con il controllo totale dell’Assessorato Attività Produttive retto in successione da due sue fedelissime, Linda Vancheri e Mariella Lo Bello. Sempre La Repubblica, nell’edizione del 5 marzo 2018, da notizia di un ingente sequestro di documenti, cartacei ed elettronici, presso gli uffici della Regione e riferiti agli ultimi 5 anni di gestione. L’ordine proviene dalla Procura di Caltanissetta retta da Amedeo Bertone. E resta irrisolto il mistero della “stanza segreta” scoperta durante una perquisizione in una delle case di Montante contente inquietanti dossier riservati su magistrati e autorità varie. Intanto Montante mantiene tutte le cariche: e il mistero aumenta.

La notizia è di ieri e riguarda la notifica in via degli Emiri, sede dell’assessorato regionale alle Attività Produttive, di un decreto di acquisizione di atti riguardante la gestione degli ultimi cinque anni, in pratica durante tutto il governo Crocetta, con l’assessorato che era considerato una sorta di filiale della Confindustria siciliana, prima con l’assessore Linda Vancheri, addirittura dipendente della stessa Confindustria, e poi con Mariella Lo Bello.

Salvo Palazzolo su La Repubblica racconta che ad effettuare l’accesso sono stati gli investigatori della Squadra Mobile di Caltanissetta guidati dal Vice Questore Aggiunto Marzia Giustolisi.

A firmare l’ordine il Procuratore Aggiunto Gabriele Paci con i Sostituti Stefano Luciani e Maurizio Maurizio Bonaccorsi,  il pool di magistrati, che ormai da tempo indaga sul leader siciliano di Confindustria.

Dal luglio 2016, quindi a indagini avviate, si è insediato a Caltanissetta come Procuratore Capo Amedeo Bertone, già Aggiunto a Catania.

Si tratta di un’inchiesta evidentemente molto complessa che ha anche avuto strascichi arrivati persino al Consiglio Superiore della Magistratura.

Le perquisizioni, effettuate dalla squadra mobile presso diverse società riferite a Montante svelarono infatti inquietanti sorprese: Mediterr Shoch Absorbers (Caltanissetta, Serradifalco e Asti), Gimon (Serradifalco e Castell’Alfero), Hasta Magi Tecnologie (Serradifalco e Asti), Alechia (Caltanissetta), Ap Consulting (Milano). I poliziotti entrarono anche alla Camera di Commercio di Caltanissetta, negli uffici palermitani di Confindustria Sicilia e di Unioncamere. Tredici le abitazioni di Montante perquisite, fra la provincia di Caltanissetta e Milano.

Sempre La Repubblica, stavolta con Francesco Viviano, ne racconta i retroscena nel febbraio 2016: “Per più di 20 anni ha conservato tutto. Ha creato un archivio cartaceo e un sofisticatissimo server elettronico dove ha scannerizzato e memorizzato lettere, telegrammi, email, sms, l’elenco dei regali fatti, contributi concessi, fotografie con ministri, politici, capi della polizia, vertici di tutte le forze dell’ordine, magistrati, anche quelli che poi lo hanno inquisito. Tutto diviso in carpette di colore diverso e cd-rom custoditi in un vero proprio bunker allestito dietro una parete segreta della sua stanza da letto.”

E ancora: Un archivio imponente, quello sequestrato dalla squadra mobile di Caltanissetta il 22 gennaio scorso, e che oggi imbarazza non poco i più alti vertici delle istituzioni. In attesa, per gli investigatori, anche la scoperta, nel bunker di Montante, di un piccolo arsenale, un fucile, una carabina, due pistole con relative munizioni “al vaglio per verificare l’effettiva detenzione da parte del Montante”, si legge nel decreto di sequestro. In quella camera blindata, realizzata in una intercapedine ricavata da un muro perimetrale, c’era anche una cassaforte con dentro altri documenti, tra cui un “memoriale” di oltre mille pagine, adesso al vaglio del Tribunale del Riesame che domani si pronuncerà sull’istanza di dissequestro di quanto portato via nella casa e negli uffici dell’ancora in carica vicepresidente di Confindustria nazionale. Le armi non saranno certamente restituite, perché un indagato per mafia (ma sotto protezione per le minacce denunciate, ndr) non può detenerle.”

Le domande che pone la testata nazionale sono suggestive: “Perché Montante ha archiviato tutta quella documentazione che ha fatto ritrovare nonostante potesse immaginare che prima o poi avrebbe subito una perquisizione? Probabilmente perché le prove della sua rete di relazioni ad alto livello istituzionale costituiscono la migliore patente di “antimafiosità” che ha sempre rivendicato. Nel verbale di sequestro del suo archivio c’è di tutto. Una email inviata il 2 marzo del 2015 (un mese dopo che Repubblica aveva reso nota l’indagine) al ministro degli Interni Angelino Alfano; una lettera inviata al Presidente del Consiglio l’8 aprile del 2015. E poi altre cartelline con i nomi del procuratore generale di Caltanissetta Sergio Lari, del procuratore aggiunto Lia Sava, dell’ex procuratore generale di Caltanissetta, adesso a Palermo, Roberto Scarpinato. Ha conservato anche una planimetria per la compravendita di una casa con su scritto “consegnatami da Scarpinato 13 dic 2010” . E persino un raccoglitore di colore blu “marca Quill” con l’intestazione “carabinieri, polizia, esercito, Finanza, Cicli Montante”, con l’elenco di tutti i destinatari delle sue preziose biciclette regalate a capi della polizia, generali, colonnelli dell’esercito e dei carabinieri, giornalisti, politici, (tra questi, il sindaco di Catania Enzo Bianco con tanto di biglietto di “autenticità” della bicicletta) e a “Bersani” (non si specifica se si tratta dell’ex segretario del Pd o di un omonimo, ndr). Biciclette esposte negli aeroporti di Palermo e Roma dove, fino allo scorso anno, Montante non ha pagato la pubblicità.”

Già allora il Movimento 5 Stelle avevano sollecitato, senza alcun esito, al ministro dell’Interno Angelino Alfano la revoca di tutte le cariche pubbliche di Montante, chiedendo anche «se corrispondesse al vero che avrebbe favorito l’ascesa di esponenti politici o rappresentanti istituzionali, a livello sia regionale che nazionale, nei punti chiave dell’apparato amministrativo e a lui strettamente legati, con lo scopo di instaurare un sistema finalizzato alla realizzazione di interessi personali”.

In quell’occasione Antonello Montante rinunciò solo alla guida dell’Agenzia per i beni confiscati alla mafia, evidentemente quella carica era davvero troppo, mentre restò sino alla scadenza alla guida di Confindustria Sicilia, poi sostituito dall’alleato di ferro Giuseppe Catanzaro, patron della discarica di Siculiana, ed è tutt’ora presidente della società di Confindustria ReteImprese e presidente, questa carica pubblica, di UnionCamere Sicilia.

Adesso questo provvedimento che probabilmente apre nuovi scenari o piuttosto intende confermarne a livello probatorio altri già acquisiti.

Certo che 3 anni sono tanti, soprattutto considerando che restano a tutt’oggi coinvolte istituzioni di primo piano, come UnionCamere, che avrebbero bisogno di gestioni al di sopra di ogni sospetto.

 



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